Giovani protagonisti, non spettatori
Giovani protagonisti, non spettatori
Maggio è un mese di passaggio.
La scuola si avvia verso la conclusione, i progetti entrano nella loro fase finale, e si comincia a guardare avanti, verso l’estate e oltre.
Per i giovani, è un momento particolare:
un tempo di bilanci, ma anche di nuove domande.
Cosa voglio fare? Dove sto andando? Qual è il mio posto?
In questo scenario, il ruolo delle realtà educative e sociali è fondamentale: non solo accompagnare, ma dare spazio, perché i giovani non hanno bisogno solo di essere guidati, ma di diventare protagonisti del proprio percorso.
- Da destinatari a protagonisti
- Il bisogno di essere ascoltati
- Sperimentare per crescere
- Giovani e responsabilità: fidarsi davvero
- Il rapporto con il futuro
- Il ruolo delle comunità educanti
- Il valore dell’errore
- Conclusione: dare spazio per crescere
Da destinatari a protagonisti
Per molto tempo, i giovani sono stati considerati soprattutto come destinatari di interventi educativi, ma oggi, sempre di più, emerge una prospettiva diversa: coinvolgerli attivamente, renderli parte del processo.
Essere protagonisti significa poter esprimere idee, partecipare alle decisioni, sperimentare responsabilità, contribuire alla vita della comunità.
Non è un passaggio automatico.
Richiede adulti capaci di lasciare spazio, di ascoltare davvero, di accettare anche l’errore come parte del percorso.
Anche noi ci muoviamo in questa direzione, cercando di creare contesti in cui i giovani possano non solo partecipare, ma incidere.
Il bisogno di essere ascoltati
Rendere i giovani protagonisti, e non più solo destinatari passivi della propria educazione, risponde anche a uno dei bisogni più forti delle nuove generazioni: essere ascoltati, non in modo superficiale ma con attenzione reale.
E cosa significa? Cosa vuol dire prestare davvero attenzione?
Vuol dire prendere sul serio ciò che dice, esattamente come faremmo con un adulto, non minimizzare le sue difficoltà, magari cercando di ricordare che ogni età deve affrontare i suoi ostacoli, e che anche se a noi adulti sembrano piccole cose per un ragazzo o una ragazza possono essere enormi e importanti.
Vuol dire anche non imporre risposte preconfezionate, cercare quindi di offrire consigli adatti alla persona e alla situazione, e accogliere anche punti di vista diversi, quindi non imporre il nostro modo di vedere le cose.
E sì, non è semplice, ma spesso, dietro comportamenti difficili o chiusure, c’è proprio una mancanza di ascolto.
Creare spazi in cui i giovani possano esprimersi è già, di per sé, un’azione educativa potente.
Sperimentare per crescere
L'ascolto non è però l'unica azione necessaria: anche l'esperienza è fondamentale.
Spiegare è giusto, consigliare (senza imporre) è utile, ma è attraverso l’azione che si costruiscono competenze e consapevolezza.
Questo mese, ormai a ridosso della chiusura della scuola, per i ragazzi rappresenta un punto di arrivo, di fine. Fine dell'anno scolastico, fine delle attività sportive. Si avvicina la pausa estiva che tanto aspettano. E proprio per queste caratteristiche è un mese adatto ad attività apparentemente leggere, spesso appassionanti, che possono lasciare un grande segno, come attività di gruppo, laboratori, esperienze pratiche, momenti di confronto.
In contesti di questo tipo i ragazzi possono mettersi alla prova, scoprire capacità, affrontare difficoltà, sviluppare autonomia.
Il ruolo degli adulti è quello di accompagnare senza sostituirsi, lasciando spazio all’iniziativa.
Giovani e responsabilità: fidarsi davvero
E lasciare spazio significa anche dare responsabilità, non a parole, ma basandola sulla fiducia.
Solo quando gli adulti si fidano davvero possono affidare piccoli compiti, coinvolgere nelle decisioni, chiedere un contributo reale… tutte azioni che aiutano i giovani a sentirsi utili, capaci, parte attiva, e che insegnano a farsi carico delle proprie responsabilità.
Serve quindi un cambio di prospettiva da parte degli adulti, da controllo a fiducia, da protezione ad accompagnamento, da “ti dico cosa fare” a “facciamolo insieme”.
Non sempre è semplice, ma è fondamentale per la crescita.
Il rapporto con il futuro
Dare responsabilità e ascoltare sono le basi per creare sicurezza nei più giovani, che di questa sicurezza hanno davvoro bisogno: vivono infatti in un contesto complesso fatto di incertezze, cambiamenti rapidi e difficoltà nel trovare punti di riferimento stabili.
Affinché possano affrontare tutto questo con serenità è necessario aiutare le nuove generazioni a costruire fiducia in sé stessi, capacità di adattamento, visone del futuro: non servono risposte certe né definitive, quello che conta è offrire strumenti per orientarsi e trasmettere il messaggio che il futuro non è qualcosa che ognuno di noi subisce, ma qualcosa che si può costruire.
Il ruolo delle comunità educanti
Tutto questo difficilmente può essere appreso in autonomia, è invece necessario che ci sia il contributo dei vari ambiti in cui i giovani si trovano a interagire: famiglia, scuola, servizi, territorio.
Tutti dovrebbero contribuire a creare un contesto educativo, e le cooperative sociali, come Samidad, svolgono un ruolo importante nel tenere insieme questi elementi, creando spazi di connessione e collaborazione.
Una comunità che funziona davvero è una comunità che ascolta i giovani, li coinvolge, li sostiene nei momenti difficili, valorizza le loro capacità, fa rete intorno ai giovani.
Il valore dell’errore
In questo quadro manca un solo elemento: l'errore. Sì, perché crescere è anche sbagliare, e i ragazzi e le ragazze hanno il diritto di commettere errori.
Spesso gli adulti di riferimento, mossi dall'intenzione di proteggere i più giovani, tendono a intervenire per evitare loro errori e difficoltà, ma solitamente questo non è un buon modo di fare, perché è proprio attraverso gli errori che si cresce.
Come spiegava il vecchio detto, "sbagliando si impara", ed è proprio così: si impara a gestire le difficoltà, a rimediare, a ricominciare, tutte competenze fondamentali nella vita.
L’educazione non deve quindi eliminare gli ostacoli, piuttosto deve insegnare ad affrontarli, riconoscendo ai ragazzi il diritto di sbagliare.
Conclusione: dare spazio per crescere
Insomma, maggio è il mese in cui si comincia a vedere ciò che è cresciuto durante l’anno, anche i ragazzi: molti di loro saranno passati da ragazzini a giovani adulti senza quasi accorgercene, e noi, già adulti, dovremo fare lo sforzo di crescere con loro imparando a dare spazio, fiducia e opportunità, trasformandoli in protagonisti.
Noi di Samidad continueremo sempre a lavorare in questa direzione, creando contesti in cui i giovani possano essere protagonisti e non spettatori, perché quando una ragazza o un ragazzo trovano il proprio spazio, non crescono da soli, ma fanno crescere tutta la comunità.
Ultimi articoli
"Nessun atto di gentilezza, per piccolo che sia, è mai sprecato."
- Esopo
Newsletter
Tag
Articoli correlati
Spazio Incontro: due appuntamenti gratuiti per parlare di giovani e digitale
Proseguono le iniziative dedicate al benessere e alla crescita dei più giovani con “Spazio Incontro”, un servizio promosso dall’Ambito Sociale 16 Metropolitano. Il progetto propone due incontri gratuiti rivolti agli studenti, con l’obiettivo di affrontare tematiche attuali e sempre più rilevanti nel percorso educativo.
Abiti solidali: la moda che sostiene le case famiglia
Al Polo Museale di Lanciano prende vita un’iniziativa che unisce solidarietà, sostenibilità e attenzione al sociale. L’associazione Altrui promuove infatti un evento speciale dedicato alla vendita di abbigliamento a scopo benefico, con l’obiettivo di sostenere concretamente le case famiglia del territorio.
Un nuovo sportello di ascolto per persone vulnerabili: un sostegno concreto sul territorio
A Lanciano nasce un importante punto di riferimento dedicato alle persone LGBTQIA+ e alle loro famiglie: uno sportello di ascolto pensato per offrire supporto, accoglienza e orientamento in situazioni di fragilità.